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luglio 2007 anno 1 n. 4 |
ORDINE PROVINCIALE DEI MEDICI CHIRURGHI E ODONTOIATRI DI MODENA |
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Gentile dottore,
Etica
di fine vita: documento
del Consiglio Nazionale della FNOMCEO DOCUMENTO DEL CONSIGLIO NAZIONALE DELLA FNOMCeO approvato
all'unanimità UDINE
- 7 LUGLIO 2007 I primi dati dell’indagine
promossa e gestita autonomamente dalla FNOMCeO con il supporto delle
principali organizzazioni mediche, sotto l’egida di un Comitato di
Garanti, riguardante le opinioni e le pratiche dei medici nelle fasi di
fine vita dei loro pazienti, confermano, sul piano della prassi clinica,
il rispetto dei valori fondanti il nuovo Codice Deontologico, assicurando
i cittadini che la professione medica mantiene e vuole riaffermare quel
ruolo di garanzia, di solidarietà e di rispetto dei valori umani che, nei
secoli, ne ha costituito il segno di appartenenza. Questi principi, in un’epoca di
profonde trasformazioni sociali e di molteplici presenze di etnie,
religioni e idealità, in un mondo unificato dalla tecnica, rappresentano
un punto di riferimento per la civile convivenza, per un dibattito teso
all’incontro tra gli uomini, per la riaffermazione dei principi etici
della solidarietà umana, nei momenti in cui ogni uomo pone le domande più
ardue e personali. Non è facile il compito dei
medici che debbono trovare, all’interno dei suddetti principi, il
filo del loro agire posto a difesa della dignità e della qualità della
vita del paziente, delle sue decisioni e delle sue scelte, della sua
salute fisica e psichica e del sollievo della sofferenza, in un’alleanza
tra pari, nel quadro della doverosa attenzione all’equità. I medici sono contrari
all’eutanasia e ad ogni forma di accanimento terapeutico così come
sancito dal Codice di Deontologia Medica. I medici italiani ritengono che,
qualora il legislatore decidesse di intervenire in materia di
dichiarazioni di volontà anticipate di trattamento sanitario, debba
preliminarmente essere garantita una efficace rete di tutela dei soggetti
più deboli perché inguaribili, terminali, morenti, ancor più se
divenuti incapaci. Occorrerà inoltre definire il
profilo del miglior esercizio del principio di autodeterminazione, a
nostro giudizio compiutamente esigibile e praticabile all’interno di una
alleanza terapeutica fondata sulla reciproca fiducia, informazione,
consenso, scambio e rispetto dei reciproci valori etici e civili e delle
rispettive libertà. Emerge dunque il pressante
bisogno di ridefinire nuovi profili di cura e di avvicinare a questa
responsabilità tecnico professionale la presa in carico di queste
fragilità che va oltre questo nostro impegno. Per realizzare queste premesse è
necessaria una maggior consapevolezza della necessità di interventi
globali nell’assistenza al morente, per la quale i medici, già
impegnati per una formazione più adeguata, chiedono alla società più
risorse dedicate, che il tempo di ascolto non sia coartato da inutili
incombenze burocratiche e che si prosegua nell’opera formativa ed
informativa, anche con il potenziamento della ricerca scientifica sui temi
di fine vita e delle cure palliative. L’indipendenza del medico, cittadino al servizio di altri cittadini, è l’unica garanzia che le richieste di cura e le scelte di valori dei pazienti siano accolte nel continuo sforzo di aiutare chi soffre e ha il diritto di essere accompagnato con competenza, solidarietà e amore nel momento della morte.
Etica
di fine vita: documento
del Consiglio Nazionale della FNOMCEO DOCUMENTO DEL CONSIGLIO NAZIONALE DELLA FNOMCeO approvato
all'unanimità UDINE
- 7 LUGLIO 2007 I primi dati dell’indagine
promossa e gestita autonomamente dalla FNOMCeO con il supporto delle
principali organizzazioni mediche, sotto l’egida di un Comitato di
Garanti, riguardante le opinioni e le pratiche dei medici nelle fasi di
fine vita dei loro pazienti, confermano, sul piano della prassi clinica,
il rispetto dei valori fondanti il nuovo Codice Deontologico, assicurando
i cittadini che la professione medica mantiene e vuole riaffermare quel
ruolo di garanzia, di solidarietà e di rispetto dei valori umani che, nei
secoli, ne ha costituito il segno di appartenenza. Questi principi, in un’epoca di
profonde trasformazioni sociali e di molteplici presenze di etnie,
religioni e idealità, in un mondo unificato dalla tecnica, rappresentano
un punto di riferimento per la civile convivenza, per un dibattito teso
all’incontro tra gli uomini, per la riaffermazione dei principi etici
della solidarietà umana, nei momenti in cui ogni uomo pone le domande più
ardue e personali. Non è facile il compito dei
medici che debbono trovare, all’interno dei suddetti principi, il
filo del loro agire posto a difesa della dignità e della qualità della
vita del paziente, delle sue decisioni e delle sue scelte, della sua
salute fisica e psichica e del sollievo della sofferenza, in un’alleanza
tra pari, nel quadro della doverosa attenzione all’equità. I medici sono contrari
all’eutanasia e ad ogni forma di accanimento terapeutico così come
sancito dal Codice di Deontologia Medica. I medici italiani ritengono che,
qualora il legislatore decidesse di intervenire in materia di
dichiarazioni di volontà anticipate di trattamento sanitario, debba
preliminarmente essere garantita una efficace rete di tutela dei soggetti
più deboli perché inguaribili, terminali, morenti, ancor più se
divenuti incapaci. Occorrerà inoltre definire il
profilo del miglior esercizio del principio di autodeterminazione, a
nostro giudizio compiutamente esigibile e praticabile all’interno di una
alleanza terapeutica fondata sulla reciproca fiducia, informazione,
consenso, scambio e rispetto dei reciproci valori etici e civili e delle
rispettive libertà. Emerge dunque il pressante
bisogno di ridefinire nuovi profili di cura e di avvicinare a questa
responsabilità tecnico professionale la presa in carico di queste
fragilità che va oltre questo nostro impegno. Per realizzare queste premesse è
necessaria una maggior consapevolezza della necessità di interventi
globali nell’assistenza al morente, per la quale i medici, già
impegnati per una formazione più adeguata, chiedono alla società più
risorse dedicate, che il tempo di ascolto non sia coartato da inutili
incombenze burocratiche e che si prosegua nell’opera formativa ed
informativa, anche con il potenziamento della ricerca scientifica sui temi
di fine vita e delle cure palliative. L’indipendenza del medico, cittadino al servizio di altri cittadini, è l’unica garanzia che le richieste di cura e le scelte di valori dei pazienti siano accolte nel continuo sforzo di aiutare chi soffre e ha il diritto di essere accompagnato con competenza, solidarietà e amore nel momento della morte.
Convenzioni
di medici e odontoiatri con enti privati Nota FNOMCEO prot. 7349
del 28 giugno 2007 Oggetto: liberi professionisti: convenzioni
In riferimento alla nota del 12 giugno u.s. concernente il ruolo degli
Ordini nell'ambito delle convenzioni con enti privati che i liberi
professionisti intendono sottoscrivere, facciamo presente quanto appresso. L'articolo 65, 1°comma, del
nuovo Codice di Deontologia Medica prescrive: "I medici sono tenuti a
comunicare all'Ordine territorialmente competente ogni accordo, contratto
o convenzione privata diretta allo svolgimento dell'attività
professionale al fine della valutazione della conformità ai principi di
decoro, dignità e indipendenza della professione". E'
evidente, quindi, che gli Ordini sono chiamati a svolgere la loro
valutazione, al fine di evitare che vengano sottoscritte convenzioni
lesive della deontologia professionale. Il recente contenzioso
fra la Federazione e l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato
si è concluso con la decisione del Consiglio di Stato n. 1099/2007 che ha
confermato la sentenza in primo grado del TAR Lazio, negando la
legittimazione degli Ordini dei Medici e della loro Federazione ad
intervenire sui rapporti di contenuto economico che si instaurano tra i
sanitari e le mutue volontarie, in maniera tale da orientare la
competizione concorrenziale fra i sanitari. Il rapporto, quindi, fra
l'Ordine e l'iscritto dovrà inquadrarsi nell'ambito di quei doveri di
collaborazione reciproca espressamente sanciti dall'articolo 64 del Codice
di Deontologia Medica. L'assise dei
medici europei approva la mozione sulla pena di
morte G. I. P. E. F. Disposizioni
per il trasporto delle salme Prot. N.
1850
Modena, 10 luglio 2007
Gent.mo Dott. G Caroli
Direttore Generale
Gentili Direttori OGGETTO:
disposizioni per il trasporto delle salme. Nei
giorni scorsi è pervenuta a molti medici della provincia di Modena la
lettera con la quale si impartivano le disposizioni per il trasporto delle
salme dall’ alloggio nel quale avviene il decesso alle strutture
indicate nella Legge Regionale n. 19/04.
La normativa risulta in questo senso particolarmente attenta a definire
sia i diversi ruoli dei professionisti impegnati nei vari ambiti di
competenza, sia delle imprese funebri incaricate al servizio.
Quest’Ordine ritiene opportuno, al fine di evitare spiacevoli e dolorosi
disguidi (come già peraltro accaduto in passato) precisare che il
trasporto della salma dal luogo del decesso alle sedi di cui sopra deve
avvenire solo ed esclusivamente dopo la redazione dell’attestato medico
per il trasporto della salma di cui all’art. 10, C2 LR 19/04, ad opera
del medico certificatore. Nel
caso che il trasporto della salma avvenisse senza tale attestazione
preliminare la responsabilità civile e penale ricadrebbe esclusivamente
sull’impresa funebre incaricata del servizio.
Si pregano pertanto le SS.LL. di fornire un’adeguata e tempestiva
informazione a tutte le imprese funebri della provincia di Modena.
Nel ringraziare per la consueta fattiva collaborazione, colgo l’occasione
per inviare i miei più cordiali saluti. Il
Presidente
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| Grafica e
aggiornamento:
Federica Ferrari | ||||||||||||||||||||||||